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Il paradosso della felicità

22 Ott

Autunno_AreaOrtiva_Maggiore_orto47

Avere un orto rende liberi e felici.

Liberi?

Si! Poter avere un orto vicino casa, in città, offre l’illusione di svincolarsi dalla logica utilitaristica che ci rende schiavi, quella per cui se … vuoi/hai bisogno/hai voglia … di qualsiasi cosa la devi acquistare con il denaro.

Felici?

Anche, perché si instaurano relazioni profonde e diverse, perché “mettere le mani nella terra” scarica dallo stress e dà soddisfazione. Beneficiare di qualcosa che tu stesso hai prodotto dà felicità, proprio come preparare una buona torta, ripararsi la bici o dipingere un quadro.

Parlare di orto è divertente e attira molto l’attenzione!

Vieni intervistata dai giornalisti, incontri i politici locali, le persone vogliono sapere “cosa coltivi? è buono?”, “quanto tempo dedichi”, e poi “d’estate come fai”…”ma come hai fatto ad averlo”…”anche io ne voglio uno”

Credere che l’orto risolva alcuni (tanti) problemi della città, per esempio … riduzione delle emissioni di CO2, presidio del territorio, integrazione sociale, partecipazione, riduzione della povertà … è una chimera che genera errore.

L’errore più grande?

Trascurare l’orto per mancanza di tempo. Sottrarre tempo alla zappa per dedicarlo alla teoria e ai microfoni.

Il paradosso di Orto47… tanto ne parliamo che oramai la città ci identifica con gli orti bolognesi, ma il consiglio di gestione dell’Area Ortiva del Maggiore ci scrive un richiamo ufficiale per trascuratezza!

Quindi domenica siamo tornate all’orto e … si lo ammettiamo…non mettevamo piede da mesi!

Tiriamo le somme:

1. Parlare di orto non equivale ad avere un orto.

2. Parlare di orto non rende felici.
La percezione di felicità aumenta con l’aumentare di “orto” fino ad un certo punto, poi si perde di vista la terra, si devia sulla politica e si riduce la felicità fino a scomparire del tutto.

Così come nel rapporto tra felicità e reddito descritto dal paradosso di Easterlin o paradosso della felicità (1974) secondo cui nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, “quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata.”

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3 commenti

Pubblicato da su ottobre 22, 2013 in di Vanga e di Zappa, Media, orto

 

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3 risposte a “Il paradosso della felicità

  1. Lina Menazzi

    ottobre 23, 2013 at 12:43 pm

    eh cara ci sarebbe tanto da commentare…….ma anche il piccolo ortazzo potrebbe fare la stessa analisi. Per coltivare l’orto bisogna alzarsi presto, per scrivere sulla pagina di facebook vanno bene anche le ore piccole e se poi i MI PIACE sono più dei pomodori……….
    se la vanità ha il sopravvento, sei perduto ovunque.

     
  2. Ingegneri Anarchici?

    ottobre 28, 2013 at 9:06 am

    Finalmente si torna a lavoro!
    e poi visto che arriva l’inverno si va a riposare… 🙂

     
  3. mattiailgiardiniere

    febbraio 14, 2014 at 7:37 am

    Fare orti nelle città è sempre un idea fantastica, andate a vedere:
    http://appuntiverdi.blogspot.it/
    Orti a Berlino in zone inutilizzate e orti a rischio nella città di Milano per la speculazione edilizia.
    MattiaIlGiardiere

     

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