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Full immersion tra gli orti cittadini


25 minuti di full immersion su orti e Bologna, storia, situazione attuale, persone, bisogni e valori.
Forti legami.

Punti di vista.

 
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Pubblicato da su ottobre 15, 2012 in Media

 

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Sproloqui tra capra e cavolo

Tra gli ortaggi di fine estate troviamo in prima linea il cavolo.

Col cavolo … dirà qualcuno! Beh si in effetti esistono i cavoli primaverili, estivi e invernali quindi in sostanza, cavoli tutto l’anno!
Inoltre alla Brassicacea, appartengono anche cavolfiori, broccoli, cime di rapa, broccoletti e molte altre varietà meno conosciute in occidente.

Il cavolo soddisfa il palato ma anche la vista. Disponibile in diverse sfumature di bianco, verde chiaro, verde scuro e viola, striato o liscio, strizza l’occhio ai più fantasiosi designer dei fornelli.

L’amico richiede un po’ di sacrificio per l’olfatto. La grande quantità di sali minerali contenuta nelle Brassicacee si disperde con il calore, per questo quando li cuociamo sentiamo puzza di zolfo.
Visto che in 16 minuti di forte calore il cavolo perde la gran parte dei nutrienti, sarebbe forse il caso di utilizzare la pentola a pressione per ridurre i tempi di cottura, e magari per sopravvivere all’odore.

Il cavolo è bello! La nostra amica Marzia Savazzi ha fotografato il giovane esemplare di Orto47 che vedete in evidenza, Silvia Bettini ha disegnato per noi una cavoletta da favola (clicca qui).

Ma ci vede essere dell’altro…

Il cavolo è spesso citato in detti e modi di dire:
come il cavolo a merenda”, da cui “non c’entra un cavolo”, “che cavolo dici” (quest’ultimo potrebbe avere altre origini)
tra capra e cavoli…riprende il detto del contadino che deve scegliere se portare sulla piccola barca la capra o il cavolo. Com’era la storia? Non ricordo…

Silvia Donini nel suo “L’orto delle fate. Manuale di orticultura” dice che
Romani e Greci lo consumavano crudo prima di un banchetto, convinti che aiutasse ad assorbire meno l’alcol.
(buono a sapersi. Ndr)

Non so ma quando ho letto le righe di W.H. Auden in Lullaby e mi sono imbattuta nell’affascinante connubio di parole “bellezza individuale”, beh io ho pensato al cavolo! E sti cavoli!!!!!

 
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Pubblicato da su agosto 29, 2012 in In cucina, orto, raccolto

 

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Cassa integrazione tra giovani ortaggi

Considerato che sono in cassa integrazione, da 1 settimana ho la possibilità di passare dall’orto tutte le mattine. Non è una lamentela, ammetto di aver intimamente desiderato di trovarmi in una situazione del genere, cioè lontana da persone e situazioni dannose per la pelle, la testa e il cuore.

Stamattina ho fatto delle foto. Qui piccole melanzane, un melone bebè e una pannocchia di mais che fà timidamente capolino, poi un peperone e 2 esemplari calabresi di pomodori di Belmonte esperimento davvero riuscito grazie a Davide Ballatore aspirante contadino full time, l’intraprendete amico di Gramigna!
Davide oltre a 2 piante di Belmonte ci ha regalato 2 piante di peperoncino sempre calabrese.

Un pensiero va alla mia amica portulaca, ottima ad insalata o ripassata in padella con l’aglio e il sopracitato peperoncino.

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Pubblicato da su luglio 11, 2012 in orto, raccolto

 

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Raccolta delle patate

Una nuova emozione, quando la pianta secca in superficie, è tempo di raccolta!

Per raccolgliere le patate si scava intorno alla radice della pianta e poi si cerca nella terra possibilmente con le mani, i puristi come davide lo fanno senza gianti.
Tra le radici … eccole!

Se c’è una tecnica per raccogliere le patate, noi non la conosciamo!

Quelle che vedete sono le famose “patate della Sila”, per la “Donna nera” è ancora presto.
Se non sapete di cosa sto parlando, leggete qui.

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Pubblicato da su giugno 29, 2012 in raccolto

 

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La notte delle fate

Tutto nacque in una notte di luna nuova.

Il sorriso ammaliante di Cassiopea soave nel cielo, Venere lucente, Giove satollo sonnecchiante.
Un dio bellissimo, possenti mani e sguardo fiero, fumava e guardava il mare. Pensava alla città e si mordicchiva il labbro: “Basta. E’ giunto di tempo. Per 1 anno i miei folletti hanno lavorato duro. Adesso sento che ci siamo”.
Svegliò il padre e si voltò verso la madre.

“Parto con i miei prodi. Il colore sta per invadere la città. La gioia e il profumo inonderanno il mondo. Sarà solo per 1 ora o per 1 giorno, tutta la vita. Io vado”.

Il giovane dio voltò le spalle al cielo e partì.
I folletti laboriosi intenti a produrre croccantini di miele e bacche selvatiche, lo accolsero festosi, accesero il fuoco, brindarono e cantarono.
Naturalmente loro stessi sentivano di essere pronti.
Avevano maturato esperienza, fatto pratica e imparato i segreti della terra. In 1 anno di duro lavoro avevano vissuto gioie e dolori, imparato a condividere e apprezzare le cose semplici.
Sbocciati come fieri tulipani, adesso erano un vero esercito pronto alla rivoluzione.

Tutto nacque in una notte di luna nuova.

Le fate gioirono e tirarono fuori dai bauli di nuvole i preziosi attrezzi custoditi per generazioni.
Le civette intonarono un coro.
Le stelle brillarono.

In quella notte iniziò il presente.
Da quella notte la città cambiò. Non più un ciuffetto di erba maltrattato, un albero affogato nel cemento, un fiore mortificato dall’incuria.

Era la notte di luna nuova, la notte delle fate.
La notte in cui il dio della notte radunò il suo esercito di folletti e disse:
La nostra rivoluzione ha ufficialmente inizio. Non un capello sarà ritorto, non una mano sarà alzata in offesa, nessuna perplessità turberà la nostra missione.
La città diventerà finalmente piena di verde, le persone passeggeranno nel colore, il cemento cederà il posto ai fiori. L’uomo sarà buono con la terra e ne godrà liberamente i frutti”
.

Il dio della notte inaugurò ufficialmente la stagione della cura e del buon umore. La città divenne di tutti.

In quella notte di luna nuova ebbe inizio La Rivoluzione Verde.

dedicato agli amici di Terra di Nettuno e a tutti i guerrilla gardner che ringrazio anche a nome dei numerosi cittadini che ne apprezzano il lavoro, li seguono e … aspettano il prossimo attacco.
buona rivoluzione verde a tutti!!!!

Illustrazione: silviabettini.it
 
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Pubblicato da su giugno 14, 2012 in Media, Varie

 

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Sociologia da Orto47

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Stasera ho trascorso un bel po’ di tempo nell’orto.
Da sola un paio d’ore.
A dire il vero ho ricevuto la visita di mio fratello Checco accompagnato da Gianluca e dalla piccola Asia, un bastardino incredibilmente attivo. Asia mi ricorda il suo padrone durante il periodo estivo, dedicato in esclusiva alla costa tirrenica cosentina e ai suoi temporanei abitanti rigorosamente in vacanza.

Ho trascorso un po’ di tempo con Davide, il vicino di orto migliore che si possa avere.
Noi giovani leve dell’Area Ortiva maggiore oramai siamo una piccola comune che segue le vicende di ciascuno con di scrizione, mantenendo singole vite, a volte intrecciandole a volte solo abbracciandoci quando ci si incontra come fa sempre Roberto.
Davide conosce abbastanza bene le mie vicende lavorative, Gramigna e questo blog, pur non essendo un animale digitale. È un bravo papà e apprezza il suo lavoro fatto di turni notturni e quotidiani da stampare. Con lui abbiamo rotto il ghiaccio con la terra (le foto). Davide oggi mi ha regalato l’insalata e dei ravanelli purtroppo duri come pietre, l’ho scoperto dopo. In cambio Orto47 ha proposto un esemplare di cipolla di Tropea.
Io dal suo lui dal mio, scambio di raccolto!
Io e Davide abbiamo appuntamento sabato al Gay Pride, verso le 15 in porta Saragozza.

L’orto è rigoglioso.
Come dice LaLussu, si tratta di un esperimento, un microcosmo di convivenze.

Una babele di legumi, selvatice, spezie, insalate, cipolle, aglio, zucche&zucchine, cetrioli, melanzane, peperoni, biete, cicorie, cavoli, pomodori, bulbi, fragole, rucola, ornamentali, fiori, patate e persino cardi, mais e girasoli.
Ciascuna pianta ha una storia, la famiglia può essere composta da 1 solo elemento o da più di 10 come per i pomodori (datterini, pendolini persino 4 esemplari di Belmonte) o le cipolle … tutto in 30 mq di terra.

Stasera ho raccolto alcune foglie di rucola, il primo cetriolo e una stupenda Tropea che sono diventate parte della mia cena, una bella manciata di camomilla da seccare e le foglie giganti della bieta alle soglie della fioritura. Talmente coriacee, indurite da troppi mesi di vita, le foglie di bieta assomigliano a verze molto grandi, con indelebili segni dell’aggressione subita. Non le mangio subito, le calo in acqua bollente per 30 minuti e poi vedrò come utilizzarle in cucina.
Nelle biete ho creduto. Malatissime di afidi le ho trattate con il macerato di ortiche, omaggio di Andrea & Elisa, per uno strano caso compagni di yoga e di orto. Magia … i piccolissimi mostri neri sono scomparsi!
Grazie ragazzi, spero abbiate trovato la piantina di Gramigna.

 
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Pubblicato da su giugno 7, 2012 in di Vanga e di Zappa, orto

 

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Anarchia di fine maggio

Orto47 va avanti (nonostante noi)!

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Galleria fotografica a cura di Francesca Carneade.

 
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Pubblicato da su maggio 27, 2012 in di Vanga e di Zappa